I sentimenti prima di un’ovodonazione

E se non mi somigliasse per niente?

Questo è il primo sentimento che riuscii a verbalizzare quando al CRA Barcelona mi parlarono della possibilità di ricorrere all’ovodonazione, di fronte alla bassa qualità dei miei ovuli. Non accettavo la possibilità di non essere la madre biologica di mio figlio.

Se sceglievamo di realizzare un trattamento di riproduzione assistita era perché volevo fare l’esperienza di una gravidanza e partorire mio figlio e mi rifiutavo di considerare che non fosse biologicamente “mio”.

Così comincia la lettera che Maite ci fece pervenire a CRA Barcelona. La sua storia è molto simile a quella di altre donne della sua età, 38 anni: “aspettavo il momento migliore per rimanere incinta e quando arrivò, era ormai troppo tardi”.
La sua email continua così:

Fu uno shock. Carlos non sapeva come trattare l’argomento, del resto lui non viveva la paternità con tanta “necessità biologica” come me. Di fatto ero io che davanti a un risultato negativo insistevo per riprovarci e mi rifiutavo di iniziare un processo di adozione. Per me il vincolo biologico era qualcosa di molto importante e il diagnostico mi fece crollare. Sentivo che non sarei riuscita a realizzarmi come donna, come potevo partorire il figlio di un’altra? So che è un pensiero orribile, però è così che mi sentivo. Non mi entrava in testa la possibilità di ricevere gli ovuli di un’altra donna.

E dopo settimane di pianti, riuscii a rispondere alla domanda chiave: perché realmente voglio essere madre?

Voglio essere madre perché voglio provare questo sentimento d’amore incondizionato, di vincolo fisico e emotivo, voglio fare l’esperienza di una gravidanza, mi entusiasma l’idea di allattare mio figlio, insegnargli a nuotare e condividerlo con la mia grande famiglia. Avrei rinunciato a tutto auesto per non riuscire ad accettare l’aiuto di un’altra donna? A poco a poco mi convinsi che non avevo altre vie d’uscita, a parte l’adozione – un processo per il quale non mi sentivo preparata –. E alla fine chiamai il centro per iniziare una fecondazione in vitro mediante ovodonazione.

Perché realmente voglio essere madre?

Per solidarietà, Carlos mi propose di utilizzare il seme di un donatore, perché per lui il legame biologico non era importante. Però rifiutai, per me sí che era importante. Adesso mi guardo la pancia – sono alla 28a settimana – e sono felice e entusiasta, e continuo a chiedermi a chi somiglierà. Dovremo aspettare altri due mesi per saperlo, ma adesso non è più così importante. Sento che questo è il mio bebé e sono molto riconoscente a questa donna che ha donato i suoi ovuli per aiutarci ad essere genitori.

Non sapremo mai il tuo nome e non percepirai mai direttamente la felicità che ci hai regalato. Sono una donna incinta felice, felice di addormentarmi un po’ dappertutto, del gonfiore alle gambe, di vedermi come un pallone. Se quando esitavo sull’ovodonazione mi fossi vista così, non avrei avuto nessun dubbio.

Grazie, Maite, di avere scritto queste bellissime parole. Siamo sicuri che aiuteranno altre donne che, come te, hanno bisogno di un’ovodonazione.

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